Mi Yun ha lasciato due buste piene di roba di Danny da portare in lavanderia. Così ho preso un libro e ci sono andato nel pomeriggio. Avete presente le lavanderie americane? Si, quelle della pubblicità Levi’s del tipo bonazzo che si leva i jeans e guardacaso la lavanderia è strapiena di fighe della madonna!! Beh, no… la location è più o meno la stessa, ma di serie C e (sorpresona!) il titolare è cinese e a malapena spiccica qualche parola d’inglese, la moglie neanche “thank you” riesce a dire!! Stiamo messi bene… e come cazzo faccio a farmi spiegare come funzionano ste macchine?? Vabbu, andremo a tentativi e il nostro vecchio ed utile gesticolare. Intanto Mi Yun si deve essere sbagliata. Nella busta “Drycleaning” ci sono asciugamani (tra cui anche il mio!) e t-shirt e nella busta “Laundry” ci sono 2 camicie indiane e 2 giacche… E’ evidente che sono invertite le scritte. Meno male che di lavatrici me ne intendo! Insomma il cinese mi dice in un misto cino-americano di appoggiare le monete da un quarto di dollaro nelle fessure poi mi strappa di mano il detersivo (devo essere sincero: non sono sicuro al 100% che si tratti di un detersivo per lavatrice, ho letto e riletto e non specifica un tubo, potrebbe tranquillamente essere un detersivo per lavapiatti, ma considerando che Danny non la ha…) e lo versa. Mi dice che ci vorrà mezz’ora. Poi mi fa firmare la ricevuta del lavaggio a secco. Ora si tratta di aspettare. Qui non c’è problema, lo so fare e non bisogna capire il cinese. Aspetto leggendo il mio nuovo libro. Sembra carino, le prime pagine scorrono… Ogni tanto vengo distratto da qualche cliente che entra ed esce. Una ragazzina nera molto carina, un’altra con un numero indefinito di piercing e due bambini irrequieti a carico (sarà vero che l’irrequietezza dei bambini è proporzionale ai piercing di chi li accompagna???), una donna con le tette enormi pesantemente appoggiate su di una pancia enorme…La mezz’ora passa veloce. Arriva il momento dell’asciugatrice. Interpreto gesti e capisco che ci sono carrelli per portare la roba bagnata da una parte all’altra. Prendo il mio carrello, vado nella sezione asciugatrice dove c’è la moglie che è convinta che tutti possano capire il cinese. Cazzo, è così semplice?? Perke non lo capisci?? Del resto loro sono + di noi, quindi cosa aspettiamo? ke il cinese sia obbligatorio in tutte le scuole del mondo da oggi… Voglio vedere i bambini incapaci nel disegno come devono fare ad imparare a scrivere gli ideogrammi! Ci-won-taa-he-wa… ok, signora, metto tutto qui dentro! cia-wa-wooo… ok, metto la monetina qui. just one? ya-waaa… capisce che deve fare lei, mi sposta, prende la monetina, la inserisce, gira la leva, preme il bottone. Wow! ce l’abbiamo fatta. 8 minuti. Dura 8 minuti mi dice. Non sono sufficienti. Altra monetina, altri 8 minuti. Arriva il marito e dice che devo mettere la temperatura al massimo. Gli dico: non mi freghi. A Londra ho bruciato un paio di T-shirt con ste cazzo di asciugatrici. Siccome loro non hanno il SOLE mi devono fottere le T-shirt??? mavvaccagare! Aspetto 8 minuti in più e poi ancora 8… Prendo tutto saluto in esperanto e vado via…
Le robe sono ancora un pochino umide. Faccio i salti mortali per riuscire a trovare posti dove appendere le cose più umide. Mi invento degli appendini improbabili! Poi esco. Riporto l’aspirapolvere a casa di Ohad e gli regalo un melone cantalupo che avevo comprato per colazione ma qui non ci sono coltelli!! Non posso mica mangiarlo a morsi…
Passo dal Guitar Center a provare il wha-wha (Cry Baby 535) con un bellissimo Sting Ray color legno. Mi diverto ma c’è la filodiffusione a palla e non sai mai se sei tu a suonare o il bassista dei Nirvana.
Cerco la subway dento il centro commerciale e interseco una gelateria piena di gente. Qui il freddo non lo sentono. Sei in giro sotto la neve, infreddolito, entri in un posto qualunque per riscaldarti e cosa ti danno? senza neanche chiederla, attenzione! ti portano l’acqua col ghiaccio, che a berla ti viene un colpo! anzi ti viene un colpo solo a vederla!!
Treno direzione Manhattan (non dite mai MANATTAN non vi capiranno, si dice MAHA(N) con la N appena appena visibile). Ho fame. Inizio a camminare verso il jazz club di turno con l’occhio attento al food. Nevica. Una di quelle nevi belle. Fiocconi grandi che galleggiano nell’aria e non vogliono toccare terra per non autodistruggersi. Una ragazza cammina accanto a me e la sorpendo mentre tira fuori tutta la lingua per farsi solleticare dai fiocchi. Mi guarda. Le sorrido. E’ un po’ imbarazzata ma contenta. Continua a camminare.
Sono in una zona downtown che non avevo ancora esplorato, Tribeca, dalle parti del Holland Tunnel (che porta nel New Jersey). Dopo un po’ di cammino trovo sia il club sia un posto dove mangiare. Cody’s Grill & Bar. Su questa strada (Hudson St.) non ci sono negozi per cui turisti non se ne vedono (a parte una zoccola che mi attraversa il marciapiede ad un metro di distanza e si infila in un cantiere ma, a pensarci bene, il topo di certo è il meno turista di tutti!!). Da Cody’s ci sono poche persone e sembrano tutti a loro agio, clienti abituali. Ci sono due schermi, uno trasmette hockey e l’altro NBA. Il match è praticamente un derby tra New York Knicks e New Jersey Nets (quelli che sono stati acquistati da un nuovo proprietario il quale vuole trasferirli a Brooklyn e ha commissionato la nuova Arena – prevista ad uno sputo da questo tavolino dove è poggiato il mio laptop). A proposito, ieri hanno annunciato che l’arena verrà sponsorizzata per 20 anni dal famoso gruppo bancario inglese Barclays e si chiamerà Barclays Center. Guardate che figata il progetto di Gehry: www.barclayscenter.com Intanto il signore sulla sessantina con baffo bianco, che chiamerò Cody, mi porta il menu. Consulto e scelgo delle cosce di pollo fritte con patate dolci, le patate americane un po’ rossastre… Il piatto arriva ad una velocità impressionante, del tipo “ti stavamo aspettando”. Me lo mangio con gusto. Un vero piatto americano. Mentre la partita prende ritmo, NY parte bene ma NJ li riprende e li supera, sono + forti. Tiferò NJ. Anzi… Brooklyn Nets!! Pensiero: Danny è del NJ e si è trasferito a Brooklyn, stessa sorte della squadra… tiferà anche lui Nets… Finisco di mangiare. Cody mi chiede se voglio altro e io rispondo gentilmente che sono ok e chiedo se posso guardare ancora un po’ di match. Finisce il secondo tempo, mi alzo, pago, lascio la mancia a Cody e vado al Jazz Gallery a sentire Mike Moreno Quintet con il mio amico John Ellis al sax. John mi dice che questo posto è il suo preferito perchè non si mangia e non si beve. Si ascolta la musica e basta. Il concerto non mi entusiasma. Comunque alla fine del set mi alzo e vado via, direzione 55 Bar per il concerto di Donny McCaslin.
E’ pieno e non si può entrare ma il tipo alla porta mi riconosce e dice “I know you are always in the guest list”… mi dice che posso entrare e stare in fondo vicino ai bagni finchè non si svuota un po’. No problem. Ne approfitto per attaccare un adesivo Jazzos.com nel bagno dei maschi. Alla batteria c’è Antonio Sanchez. Ragazzi. Anche se non ve ne frega un cazzo del jazz o della musica in generale… se foste stati lì ieri… occhi puntati su Antonio e godimento puro. Sapete quella sensazione che tutti i bambini hanno e dicono a mamma “voglio suonare la batteria”… c’è qualcosa di primordiale… penso anche al legame che hanno le tribù africane con la percussione… Antonio, per intenderci, è il batterista del Pat Metheny Group, quindi attualmente è il batterista più conosciuto e seguito/studiato al mondo. E’ messicano. L’anno scorso Cuong Vu me lo ha presentato nel backstage di Metheny a Bari, ma figurati se si ricorda con tutte le persone che conoscono durante un tour mondiale di centinaia di date. Tra il pubblico scorgo Cecil Taylor. Una specie di mito. Uno che fa 2-3 concerti l’anno pagati migliaia di dollari e solo se decide di farli. Figuriamoci vederlo qui in questo bar piccolissimo seduto su uno sgabello del bancone ad ascoltare una musica PROFONDAMENTE diversa da quello che lui suona, ovvero musica concettuale più vicina alla musica colta che al jazz ormai… Vedo anche la proprietaria del 55, una signora anziana di nome Queva Luz, un mito da queste parti. E la cosa è del tutto sorprendente visto che soffre di cancro da agosto ed è stata la sua prima uscita in pubblico da allora. Concerto bellissimo, vedo anche il secondo set. Prendo una birra all’intervallo. Mi costa 8 dollari, quasi il doppio del Copa, e capisco perke ne sto bevendo poca e sono costretto a bere acqua ghiacciata. Saluto Donny e Dave e vado a prendere il treno. Scendo ad Atlantic Av. direzione casa ma prima entro in un Dunkin Donuts e prendo un “chocolate glaced”, ovvero una ciambella al cioccolato glassata. Un’altra cosa bella di qui. Sono le due di notte e posso comprare quello che voglio. Torno a casa soddisfatto!!