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Archive for gennaio, 2007

Ultime battute…

lunedì, gennaio 29th, 2007

Sveglia alle 10. Vado a lavare le lenzuola per far trovare tutto pronto a Danny. Passo da Ohad. Faccio colazione da Joice. Torno a casa, la valigia è già quasi pronta. Mi Yun è passata a prendere guanti e cappello per Danny. Sta andando a prenderlo al JFK e dovrebbero tornare intorno alle 4 e mezzo / 5. Vado alla posta a spedire dei dischi al giornalista dell’incontro casuale anke se avrei dovuto spedirli giorni fa, non è mai troppo tardi… Ecco, utilizzare i servizi quotidiani come la lavanderia e la posta ti fa sentire più cittadino che turista… così come ricevere posta (ho ricevuto qui un demo da un tipo). In posta ho anche incassato un assegno di 22,50 dollari che un mio cliente aveva spedito l’anno scorso per pagare un CD acquistato su Jazzos. Uscendo dalla posta mi fermo in un Fried Chicken. In fondo, devo dire, dal punto di vista alimentare mi sono contenuto e controllato abbastanza. Nonostante mi manchi molto la piscina, ho camminato tanto ogni giorno e mi sento abbastanza in forma. In queste 3 settimane ho mangiato diverse cose curiose ma mai vere e proprie schifezze per cui, prima di partire, ho deciso di darmi una botta con del pollo fritto, wadges potato con ketchup e coca cola. Vero e proprio junk food made in USA!Danny non è ancora arrivato. Porto la valigia da Ohad e lascio un bel po’ di dollari (per le spese: internet, elettricità, riscaldamento, ecc.) sul tavolo della cucina con un biglietto di Mega Ringraziamenti… Gioco un po’ con Jenay. Poi vado con Ohad ad un gig qui vicino. Finito il gig raggiungiamo Danny e Mi Yun in un ristorante giapponese.

Gamberi fritti e verdure fritte. Pago per tutti, per ringraziare Danny per l’ospitalità, Mi Yun per le pulizie, Ohad per la disponibilità… Andiamo a casa di Danny a vedere dei video dell’India, poi lo lasciamo, è strafatto, stanco del viaggio. Andiamo a bere una cosa e facciamo tardi mentre mando qualche sms a Imani… Dormo nuovamente sul divano di Ohad.Alle 5 Ava e Phebe partono per Washington, vanno a fare una marcia contro Bush. Apro gli occhi per salutarle… poi sveglia intorno alle 10. Colazione con thé e wafer con maple syrup. Un po’ di baby sitting a poi brunch al Beast con Ohad, Jenay, Danny, Mi Yun, Todd. Nel pomeriggio andiamo a Manhattan in auto. Giro veloce per prendere un iPod e poi a casa prima di andare in aeroporto in macchina. Per coincidenza Ohad deve andare al JFK alla stessa ora a prendere la babysitter “ufficiale” dei bambini. Business class, niente fila al check-in, niente fila all’imbarco. Sul mio stesso volo il mitico Giovanni Tommaso e il meno mitico Pagnotta con il suo staff. Aggiorno il blog comodamente sdraiato sulla larga poltrona del Boing 777 Alitalia. Accanto a me un tipo americano. Salviette bollenti per rinfrescarci, attendiamo la cena. A me capita lo stewart frocio. Basta un sorriso in più per “comprarlo” e il bicchiere del Franciacorta è sempre pieno. Impossibile evitare di immaginare Italo che, con la scusa dello zio in Alitalia, lo abbraccia e gli tocca il culo… Poi a nanna oppure mi vedo un film? Ci ho provato, un film di Altman, ma non ce la faccio… continuo ad ascoltare gli Stadio con il mio W810i. Cerco di dormire ma non ho sonno. E’ l’una di notte. Accendo il laptop per scrivere appunti…Credo che la mia vita sia ad una svolta. Alla tenera età di 37 anni e 6 giorni sento che questo ritorno a casa è un ritorno per “adunare i ferri”… C’è altro ad attendermi. Adoro Bisceglie e il mare e il sole e la mia famiglia e gli amici e tutte le comodità che altrove non avrei. Ma in questi giorni decine di coincidenze mi hanno portato su una strada che forse sognavo ma non immaginavo possibile. La mia filosofia di vita è basata sul Panta Rei… faccio scorrere. E questi giorni mi si è aperto un sentiero nuovo da percorrere… Farò scorrere!

Claudia, Pauline, Ferenc, Imani, Paola

venerdì, gennaio 26th, 2007

Giovedi. Siamo agli sgoccioli… Mi alzo e vado a dritto ad incontrare Claudia Mastrapasqua, la nonna di Maresa. Per entrare nel building della Marsh (credo sia la più grande compagnia assicurativa del mondo, o qualcosa del genere) bisogna passare da un check-in aeroportuale: documento, annuncio telefonico, autorizzazione, sticker, borsa ai raggi X (dentro avevo i liquori per Stomu!!)… Ascensore, ricevimento all’ingresso, l’assistente viene a prendermi e finalmente dopo tutti questi filtri ecco spuntare Claudia, una donna peperino! Andiamo a pranzo fuori in un ristorante italiano. Ordiniamo carciofi alla giudea (fritti), lei pesce, io filetto e il vino lo fa scegliere a me (rosso siciliano, nero d’avola). Conversazione a tema. Investimenti immobiliari in loco, opportunità di business. Chiama un’amica che ha appena preso casa a Brooklyn e conosce la zona. Ci raggiunge Pauline, è stata a Bisceglie due volte. Mi ha detto “dov’eri??” Le ho detto “perke non mi hai chiamata??”… (risate). Prima di congedarmi Claudia mi mostra un pannello di vetro con i nomi di 300 colleghi Marsh morti nel WTC e mi fa notare che si tratta del 10% delle vittime. Una grossa perdita per Marsh…

Esco e passo da Roberto’s Wind, il più importante negozio/riparatore di sassofoni al mondo. Il tipo è italiano ma è qui da anni e tutti i sassofonisti del mondo lo conoscono e sono suoi amici e clienti. Persino Woody Allen va da lui a riparare il clarinetto… Compro delle ance per Bear e vado via…

Faccio un salto da Stomu a portargli i liquori che avevo dimenticato. Poi sento Ferenc e ci diamo appuntamento a Union Square per un thé. Chiamo anche Imani, non si sa mai… Dice che è in zona e ci raggiunge. Appuntamento al Vergin. Aspettando curioso tra i preascolti in cuffia. Non c’è granke, mi piacciano solo i “Deer Hoof” (alternative rock). Andiamo in uno Starbucks e ordiniamo Chai Thé con latte di soia e qualche dolcetto… Ferenc ci racconta del nonno che sta male. Poi lui va via e Imani mi chiede se voglio passare da una sua amica italiana a pochi blocks di distanza. Certo, mi fa piacere. E qui si apre la serata… sapete quelle cose che non te le aspetti e che ovviamente in un posto come NY sono sempre dietro l’angolo. Paola è una tipa sulla quarantina, accento leggermente romano (quando parla italiano). La sua casa è fantastica http://www.villalina.com/gallery/en_08_apartments_05_newyork/index.html   Ci leviamo le scarpe (ho un calzino bucato per tutti i Km che ho fatto!!) ci accomodiamo nel soggiorno chiacchieriamo… lei dice che si è appena sposata con un senegalese di 28 anni incontrato poche ore prima della cerimonia… ci parla dei seminari che organizza nella sua villa fuori Roma, ci legge una sua poesia… Ad un certo punto mi chiede se le faccio un massaggio alla schiena e poi mi chiede se vado su in cucina a prendere degli avocado con limone e sale del Tibet… (avete mai sentito parlare del sale del Tibet che pare costi quanto l’oro??) e se posso controllare se si è aperta la finestra… Nel frattempo Imani mi dice che le piace il mio pantalone di velluto, la maglia di lana… perke non mi riscaldi… sono timido… dici?… parti tra un po’, perke non ti siedi vicino… mi dai un bacio… insomma… situazione abbastanza irreale…

Alle 10 abbandono la scena e vado a sentire S.Coleman al The Stone, vicinissimo. Incontro Jim Black e Marco Cappelli… Poi vado al 55 a sentire Wayne Krantz. Una botta esplosiva!!! Mi raggiunge Ferenc per darmi il suo CD. Intanto al 55 sembra di assistere ad una riunione di batteristi: Keith Carlock e Dave Weckl stanno bevendo drinks con il batterista di Krantz e altre persone (forse altri batteristi). Ferenc è batterista egli stesso (molto bravo) e questi sono batteristi SUPER STAR. Prima di andar via prova a chiedere a Weckl se può fare una lezione privata con lui. Prima dice di no, che è troppo impegnato… Poi dice: se proprio vuoi spendere 100 dollari, posso incontrarti per un’ora nella mia stanza d’albergo. Ferenc esce dal 55 contento della cosa. Andiamo a festeggiare con un felafel e un hummus. Poi a nanna, non prima di confondermi tra un treno D e un B. Figurati, dopo 3 settimane ancora non mi è tutto chiaro…

Burocrazia, MoMA, Sto

mercoledì, gennaio 24th, 2007

Mercoledi. Sveglia alle 8.50. Alle 10 devo essere al Consolato su Park Avenue. Sono riuscito, dopo varie telefonate a vuoto, ad avere appuntamento con il vice console via sms. Il bello è che ho capito che fosse il vice console a giochi fatti, quando mi ha dato il suo bigliettino, dopo averlo chiamato Maurizio e avergli dato del tu dalla prima mail. Ma in fondo non credo che avrei potuto fare di meglio, le formalità non sono il mio forte… E poi il tipo è giovane, ascolta jazz ed è amico di Bearzatti, quindi… Gli porto il nuovo disco di Bear e altre 2 cosucce Auand che apprezzerà di certo. Gli parlo di alcuni miei progetti e mi dice che può mettermi in contatto con l’ICE e con l’Istituto Italiano di Cultura. Per l’ICE fa una telefonata e mi organizza un appuntamento al volo, devo solo uscire e girare l’angolo e la tipa mi aspetta in riunione con un avvocato specializzato in interscambi commerciali Italia-USA. Cosa vuoi di più? Nel frattempo con Maurizio ci si accorda per andare insieme all’IIC.Scappo dalla tipa, questa si che è formale al 3.000%. Mi danno qualche (ma proprio qualche) info e mi passano un libretto da leggere per chiarirmi le idee. Credo che la cosa funzioni così. Leggi qui, se non capisci chiamami. E ti dico qual’è la mia parcella. Comunque, ho una base dalla quale partire.

Esco e vado dritto al MoMA prima che sia troppo tardi. Avete idea di quante cose belle ci sono al MoMA? Cazzo, quel posto bisognerebbe averlo alla porta accanto e poterci entrare ogni volta che si vuole. Andarci e pagare 20 dollari e ubriacarsi di input di così grande forza è come dover bere per forza una cassa di birra, ma che dico, un tir di Peroni… ma tutte nella stessa notte. Come cazzo si fa??? Non solo ti ubriachi ma ci stai proprio male e non ti riprendi più… Il MoMA andrebbe sorseggiato. Preso a piccole dosi. Bisognerebbe averlo in casa… Klee, Kandinsky, Picasso, Kline, Mondrian, Rohtko, Wharol, Fontana, Carrà, Motherwell, Pollock, Mirò, Giacometti… ma anche foto di Capa, Bresson… Una cosa curiosa. Tra gli oggetti nella sezione design c’è il pannello che usano in aeroporto e stazioni ferroviarie, quello nero con le lettere e i numeri che appaiono facendo rumore… Lo produce una ditta di Udine. In realtà nella sezione design c’è un sacco di roba italiana. Non siamo forti solo a giocare a calcio!!!

Torno a casa. Neanche il tempo di leggere le mail e devo scappare e prendere un treno che mi porta a Brooklyn parte nord passando per Manhattan. Cena a casa di Stomu. Non vedo l’ora. Arrivo alle 7 circa. Già si sente un profumino. Lisa è ancora a lavoro e pare arrivi sempre intorno alle 10 e anche più tardi. Stomu ha preparato per me: una specie di budino fatto di uova e qualcos’altro, i classici ravioli cinesi (che avevo già mangiato in Cina) ripieni di maiale e verdure e una specie di filetto di maiale bollito con un sugo dolce e verdure. Tutto SUPER!! Sto è uno che impazzisce per il cibo. Cucina benissimo ed è un fan di mia madre. Facciamo chiacchiera fino a tardi e quando sto per andar via arriva Lisa. Finalmente la conosco dopo qualche mail e telefonate.

Torno a casa e aggiorno il blog. Cazzo, il blog… non ho avuto un attimo!!!

Systems Two, Kneebody

martedì, gennaio 23rd, 2007

Il martedì inizia con una colazione dal francese (un paio di doors da qui) con Miles Okazaki. Parliamo del suo disco e della possibilità di uscire con Jazzit. Lui è molto propenso. Il disco è bello, per cui ci sono ottime possibilità di lavorare insieme nel prossimo futuro.

Poi provo ancora a contattare il tipo del consolato. Ci parlo, lascio messaggi… aspetto che mi richiami. Nulla.

Decido di prendere un treno e di andare al Systems Two dei fratelli Marciano, uno dei migliori studi di registrazione di NY e quindi, di riflesso, uno dei migliori al mondo. Diciamo che, per il jazz, è nella Top Ten (mi vengono in mente di certo Oslo, Avatar, Udine, uno francese… si, decisamente è nella Top Ten mondiale, basterebbe provare a contare i dischi registrati da loro). E’ in corso la session di registrazione di Donny McCaslin (che mi ha gentilmente invitato ad assistere) con Binney, Monder, Colley, Sanchez e Saturnino (non è il bassista di Jovanotti, è un percussionista nero enorme che fa paura solo a guardarlo ma è mansueto come un orsacchiotto). Arrivo lì alle 4, loro sono rinchiusi dalle 11 del mattino. Hanno già registrato 2 o 3 take di almeno 3 brani, forse 4. Succedono delle cose carine. Tipo che Ben Monder, ad un certo punto, su un brano dal ritmo latino molto complesso dice “che ritmo devo portare? ditemi cosa devo fare, non ho mai suonato nulla di simile in vita mia” (risate) e quando Donny gli dice che può anche solo suonare la linea del tema e poi non accompagnere si sente sollevato e dice “wow, I feel like 2 inches taller” (trad: mi sento + alto di 2 pollici)…

Esco alle 7, mangio una cosa pesantissima (patate e funghi) in un ristorante polacco di un kitch mai visto e scappo al Tonic. Concerto di un chitarrista di Los Angeles mai sentito con Chris Speed, Dave Ambrosio e Ted Poor. Ted mi vede all’ingresso e mi mette in guest list come già era successo allo Small’s. Questo è culo. Risparmiare qualke dollaro non è mai male. E poi, vuoi mettere la soddisfazioni ad essere nella guest list del Tonic?? E dire che se vado ad Umbria Jazz mi fanno pagare… In realtà sono al Tonic più per la band del secondo set: Kneebody. Un gruppo che ho scoperto per caso nel 2005. Ero a Barcelona (a love affair) e il jazz festival locale era in corso. Vado a sentire la nuova band di Dave Douglas, Keystone. Vengo “accecato alle orecchie” (come direbbe la nonna della Riti) da questo fantastico pianista, anzi no, rhodista mai sentito (e posso dire di conoscere parecchia gente, almeno di nome): Adam Benjamin. Il perke è presto spiegato, è di Los Angeles e, cosa strana ma vera, da noi non arrivano informazioni sul jazz della west coast. Quindi se non sei a NY non sei nessuno in Europa… Come sono solito fare, a fine concerto mi presento e scambio bigliettini. Dopo qualche settimana e qualche e-mail lui mi manda il disco della sua band. Appunto… i Kneebody, di cui mi innamoro nel giro di… 7-8 secondi?? Mi basta sentire il suono acido del suo Rhodes carico di effetti e capire che giocano tutto su metriche-asimmetriche (bella questa!!!!) ed energia pura. E’ quello che cerco! Ma il disco è prodotto da Dave Douglas per cui mi arrendo, rinunciando a priori alla possibilità di lavorare con loro.

Comunque il primo set scorre senza picchi e nel frattempo il chitarrista sconosciuto mi ha già dato il suo demo perke Speed gli ha detto che produco cose interessanti.

All’intervallo incontro anche un fotografo svizzero conosciuto anni fa a Willisau con cui avevo appuntamento. Un tipo simpatico, molto bravo, che lavora qui da 4 anni. Intanto il club si è stranamente riempito. Questo, se avete notato, è il terzo giorno consecutivo al Tonic. Prima Tim Berne (30-40 paganti max) poi Xiomara (una quarantina), ora Kneebody e ci sono + di cento persone!

Il concerto è una botta!! Nei giorni scorsi ho chattato via mail con il loro nuovo manager Ethan. Per cui a fine concerto ci soffermiamo a parlare e sembra che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Mi dice che vuole affidarmi il nuovo disco per l’Italia e che se ne può parlare. Vedremo. Saluto i ragazzi e torno a casa.

Imani & Xiomara

martedì, gennaio 23rd, 2007

Lo so, lo so… scusatemi… vi avevo abituati ad un post al giorno e sono in ritardo di oltre 48 ore… forse + … e i miei fratelli si sono già apertamente lamentati… ma questi ultimi giorni ovviamente sono i più incasinati. Sto cercando di fare tutte le ultime cose prima di partire… Ma partiamo da dove vi avevo mollati… e cioè il mio compleanno. Ho invitato un po’ di gente al 55 Bar dove Binney ha suonato in trio con Hans (contrabbassista austriaco dal cognome complicatissimo) e Jeff Hirshfield.


Eravamo pochini ma la serata è stata carina. C’era il batterista portoghese, il fotografo svizzero con la cantante, Enzo, Jeff, Miles… Grazie ancora a tutti quelli che mi hanno mandato gli auguri in tutte le forme (sms, skype, mail, squilli, baci, msn).
Lunedi, nuova settimana, l’ultima… obbiettivo: recuperare informazioni sulla burocrazia in caso io decida di fare la pazzia di dividere la mia vita tra Bisceglie e New York. A dire il vero non suona affatto come una pazzia… o forse si??? sono confuso… ci penserò quando avrò il mare di fronte e la pancia piena di delizie pugliesi (mamma, fammi trovare due burratine, please!!). Ho provato a fissare un appuntamento con un tipo che lavora al consolato… niente ancora… riproverò.Esco per incontrare un batterista ungherese molto attivo qui (Ferenc Nemeth) che ha autoprodotto un disco con musicisti famosissimi e vuole parlarmi di business. Per strada mangio un felafel buonissimo consigliatomi (indirettamente) da Geri Allen (in un articolo pubblicato su JazzTimes), poi inciampo in uno dei tanti negozietti di CD. In filodiffusione Paolo Conte e subito dopo “That’s ammore”… what??Pochi passi ancora e mi infilo in una delle due pasticcerie italiane di Bleeker Street (Bruno e Rocco, una accanto all’altra). Prendo un pasticcino al cioccolato e burro di arachidi. Una bomba che metà basta. Metto l’altra metà in borsa… Incontro Ferenc in un negozio di pianoforti mid-town. Una specie di paradiso per pianisti. Un posto enorme pieno di vecchi “Steinway & sons” rimessi a nuovo da questo tipo, il cui papà faceva il controllo qualità alla Steinway. Non si tratta di un vero concerto ma di showcases organizzati da un manager. I suoi artisti suonano dei brevi set in front of gente del giro. Ma in realtà ad ascoltare ci sono 3 persone. Una di queste è una bella figa nera, con un bel sorriso… Non posso fare a meno di guardarla. Cerco di evitare per non sembrare sfacciato. Alla fine del concerto viene da me e dice sorridendo “what do you do?” e io rispondo “nella vita, in generale… o ora?”… Mi dice che è una cantante e mi invita a visitare il suo MySpace. Lo farò, eccome! Le do il mio business card. Lei mi dà un flyer con il suo nome, non certo semplice da ricordare Imani Uzuri http://www.myspace.com/herholywater Poi esco con Ferenc e parliamo del suo disco…

Scappo al Tonic per vedere, per la prima volta dopo 2 settimane, qualcosa che non è jazz. Negli ultimi 3-4 anni ho ascoltato moltissimo rock, allontanandomi anche da certe cose prettamente acustiche… A Londra ero a caccia di rock. Qui farei lo stesso ma ci sono 2 grossi problemi. Uno è che c’è troppo jazz per avere tempo di approfondire altro, l’altro è che ho così tante informazioni sulla scena del jazz che in confronto la scena rock sembra non esistere (ma so che sbaglio e prima o poi approfondirò anche la scena rock NYese). Quindi oggi niente jazz. Sono incuriosito da un gruppo mai sentito che suona al Tonic, uno dei club che si assume più rischi. Compro a scatola chiusa solo perke sul web dice: mix rock/funk/latin/jazz… mi piace il riskio! I 3 tipi sul palco non promettono nulla di buono. Chitarrista nero attempato dall’aria professorale, solidbody nera e pedaliera boss. Mah… Bassista panzone, baffo, occhiali e pochi capelli che ti verrebbe di dire “meh, è orario, torna a casa ke è tardi, tua moglie ti aspetta, i bambini aspettano la favoletta prima di andare a nanna, cosa cazzo ci fai ancora in giro???”… Batterista. Come tutti i batteristi, faccia da fanatico. Partono con del buon groove. Un po’ datato… molto 80ies. Tutti molto bravi tecnicamente. Batterista un po’ Dave Weckl, chitarrista un po’ Santana, bassista un po’ Haslip… cose del genere. Nulla di interessante. Dopo il primo brano sale sul palco una cantante. Anche questa nera e figa. Parla spagnolo e inglese. Pare sia cubana. Nome: Xiomara. http://www.myspace.com/xiomaralaugart Canzoni un po’ folk in spagnolo. Certe cose carine certe cose meno ma lei sa tenere il palco, è carina simpatica coinvolge la gente, parla… mi soprende mentre mangio l’altra metà del dolcetto e dice che ne vuole un po’ anke lei… Dopo il concerto scambio di MySpace anke con lei… tanto per cambiare… non si sa mai… dovesse essere necessario contattare cantanti per sopravvivere… siamo attrezzati!

Lourdes Delgado

domenica, gennaio 21st, 2007

Questa ve la devo far vedere… La fotografa Lourdes Delgado, dal chiaro accento spagnolo, ha scattato oltre 300 ritratti di musicisti (e non solo, anke produttori, giornalisti… tutta gente del jazz), ma non lo ha fatto in maniera usuale… li ha ritratti nel loro habitat, nella loro privacy. Le foto sono bellissime. Qui, in questo video, ne vedete alcune: http://www.photographychannel.tv/video/delgado1.html

In cucina, WTC, KF, mouse, brunch

domenica, gennaio 21st, 2007

Sveglia a mezzogiorno, con calma… mail, doccia, metto a posto un po’ della roba stesa, mentre un vicino cerca in tutti modi di buttare giù la casa, non so cosa stia pensando di fare, ma fa un casino tremendo e qui le case non sono di cemento armato, per cui sembra che debbano cascare da un momento all’altro… due giorni fa ho comprato una confezione di salsicce “Sweet Italian Flavor”… mi cimento per la prima volta in cucina, un po’ perke non ho mai tempo, un po’ perke quando ho fame sono fuori in perlustrazione, un po’ perke quando viaggio mi piace perlustrare anke gastronomicamente… cmq, le salsicce le ho prese e dovrò pur cucinarle. Lo faccio oggi ke è sabato… Non vi dico! Un’impresa… non perke io non sia in grado. Ho pur sempre il gene eclettico di mia mamma… quello dell’improvvisazione culinaria! Quello che (credo) mi ha portato al jazz per via indiretta. Il problema è che, cazzo, Danny qui non ha nulla… Ho trovato una padella, ma non ci sono fiammiferi per accendere i fornelli, non c’è un’apribottiglie per aprire la birra… mi devo industriare… Vado a cercare dei fiammiferi fuori. Accendo. Uso di tutto per aprire la birra. Trovo del burro in frigo, ne metto un po’ nella padella, aggiungo della crema di formaggio e tiro il tutto con una Heineken Import (di quelle che Lopi adora… lo so, per te è uno spreco tirare la salsiccia con la Import!!!)… ci metto dentro 3 salsicce. Intanto riscaldo un bagle. Ho fame, spengo e inizio a mangiare ma la salsiccia dentro non è cotta. Ecco perke non cucino, sono impaziente… Nel frattempo un altro vicino mi allieta con della latin music, di quella stucchevole. La odio.Passo da Ohad a concordare il brunch di domani poi esco direzione Ground Zero. Sono qui da due settimane e non ci sono ancora passato… Effetto strano. Cammini tra i grattacieli e ad un certo punto arrivi in un punto dove c’è il vuoto. Solo un recinto di metallo con dentro un cantiere. E sul recinto una mostra fotografica che racconta del 9/11. Se fosse un film a questo punto ci vorrebbe la pioggia e il soundtrack di un compositore russo inizio novecento… ma la realtà è diversa. Un freddo boia!! cappello, cappuccio di lana, cappuccio impermeabile e non basta!A cinque minuti di cammino c’è il Knitting Factory, seconda parte del Winter Festival. 19 concerti da 50 minuti l’uno (showcase) a partire dalle 7 fino a notte, su 3 stage diversi. Tra i più interessanti: il cabarettistico set di Steven Bernstein Millenial Territory Orchestra, l’incredibile (davvero, mai visto nulla di simile) tecnica di un chitarrista francese di nome Misja Fitzgerald Michel, uno Skerik (fuori di testa) che mi ha ricordato molto Bearzatti, una clarinettista jewish di nome Anat Cohen, una specie di Mirabassi con il klezmer al posto dell’opera nel background, una cantante funky-soul di Washington DC con una ragazza di nome Janelle Gill al piano elettrico (non ho potuto far altro che incantarmi a sentirla – e anke a guardarla) e i mitici Kneebody, un gruppo di ragazzi from LA che ho scoperto l’anno scorso e mi piacciono un casino!!Ad un certo punto è apparsa la Lazzaroni in sciarpa viola (ma le luci non mi permettono ancora di esserne certo). Ha sparato qualche video (check out her blog: http://blog.myspace.com/ducati75 ). Promessa di scambio di blog url. E’ la prima a farmi gli auguri per il compleanno a mezzanotte in punto ora locale. Ma devo dire che la prima in assoluto è stata la Riti a mezzanotte e 3 minuti ora italiana, ovvero le 6pm del 20 gennaio a NY. In questa foto si scorge una scritta… un negozio downtown dal quale sono passato assolutamente per caso il giorno del mio compleanno. Non potevo non scattarla!


Torno a casa e scopro di non essere solo. C’e’ un topolino nella mia stanza. Piccolo piccolo. Si nasconde dietro la stampante. Deve aver paura di me. Eppure gli ho detto che da piccolo mi piaceva Topolino (di + Minnie a dire il vero). Vado a nanna, svegliato alle 4 e mezzo da una telefonata di auguri dal buon Riefoli (non sa che sono qui, lo perdono!).
Mi sveglio e vorrei fare colazione con Danny’s Mouse ma non lo vedo in giro. Del resto non si è fatto vedere per 2 settimane quello stronzo… Mi ha fatto sentire solo avvolte… Avremmo potuto diventare grandi amici a pensarci bene. Avrei potuto raccontargli delle storie in italiano… Rispondo ad un po’ di sms e mail di auguri (thanx a lot, my friends!!!) poi vado a casa di Ohad per il brunch. Ci muoviamo in auto, anche se non è molto lontano, ma con i bambini, si sa… Andiamo da Miriam, cucina jewish. Brunch con uova, pita, feta e altre delizie dal sapore misto arabo-greco-spagnolo… Ohad vuole pagare ma lo obbligo a desistere. Facciamo un salto anche nella cioccolateria di fronte e prendiamo qualche cioccolatino (al porto, al peperoncino, al caramello…).


Laundry, snow, Cody’s, 55

sabato, gennaio 20th, 2007

Mi Yun ha lasciato due buste piene di roba di Danny da portare in lavanderia. Così ho preso un libro e ci sono andato nel pomeriggio. Avete presente le lavanderie americane? Si, quelle della pubblicità Levi’s del tipo bonazzo che si leva i jeans e guardacaso la lavanderia è strapiena di fighe della madonna!! Beh, no… la location è più o meno la stessa, ma di serie C e (sorpresona!) il titolare è cinese e a malapena spiccica qualche parola d’inglese, la moglie neanche “thank you” riesce a dire!! Stiamo messi bene… e come cazzo faccio a farmi spiegare come funzionano ste macchine?? Vabbu, andremo a tentativi e il nostro vecchio ed utile gesticolare. Intanto Mi Yun si deve essere sbagliata. Nella busta “Drycleaning” ci sono asciugamani (tra cui anche il mio!) e t-shirt e nella busta “Laundry” ci sono 2 camicie indiane e 2 giacche… E’ evidente che sono invertite le scritte. Meno male che di lavatrici me ne intendo! Insomma il cinese mi dice in un misto cino-americano di appoggiare le monete da un quarto di dollaro nelle fessure poi mi strappa di mano il detersivo (devo essere sincero: non sono sicuro al 100% che si tratti di un detersivo per lavatrice, ho letto e riletto e non specifica un tubo, potrebbe tranquillamente essere un detersivo per lavapiatti, ma considerando che Danny non la ha…) e lo versa. Mi dice che ci vorrà mezz’ora. Poi mi fa firmare la ricevuta del lavaggio a secco. Ora si tratta di aspettare. Qui non c’è problema, lo so fare e non bisogna capire il cinese. Aspetto leggendo il mio nuovo libro. Sembra carino, le prime pagine scorrono… Ogni tanto vengo distratto da qualche cliente che entra ed esce. Una ragazzina nera molto carina, un’altra con un numero indefinito di piercing e due bambini irrequieti a carico (sarà vero che l’irrequietezza dei bambini è proporzionale ai piercing di chi li accompagna???), una donna con le tette enormi pesantemente appoggiate su di una pancia enorme…La mezz’ora passa veloce. Arriva il momento dell’asciugatrice. Interpreto gesti e capisco che ci sono carrelli per portare la roba bagnata da una parte all’altra. Prendo il mio carrello, vado nella sezione asciugatrice dove c’è la moglie che è convinta che tutti possano capire il cinese. Cazzo, è così semplice?? Perke non lo capisci?? Del resto loro sono + di noi, quindi cosa aspettiamo? ke il cinese sia obbligatorio in tutte le scuole del mondo da oggi… Voglio vedere i bambini incapaci nel disegno come devono fare ad imparare a scrivere gli ideogrammi! Ci-won-taa-he-wa… ok, signora, metto tutto qui dentro! cia-wa-wooo… ok, metto la monetina qui. just one? ya-waaa… capisce che deve fare lei, mi sposta, prende la monetina, la inserisce, gira la leva, preme il bottone. Wow! ce l’abbiamo fatta. 8 minuti. Dura 8 minuti mi dice. Non sono sufficienti. Altra monetina, altri 8 minuti. Arriva il marito e dice che devo mettere la temperatura al massimo. Gli dico: non mi freghi. A Londra ho bruciato un paio di T-shirt con ste cazzo di asciugatrici. Siccome loro non hanno il SOLE mi devono fottere le T-shirt??? mavvaccagare! Aspetto 8 minuti in più e poi ancora 8… Prendo tutto saluto in esperanto e vado via…

Le robe sono ancora un pochino umide. Faccio i salti mortali per riuscire a trovare posti dove appendere le cose più umide. Mi invento degli appendini improbabili! Poi esco. Riporto l’aspirapolvere a casa di Ohad e gli regalo un melone cantalupo che avevo comprato per colazione ma qui non ci sono coltelli!! Non posso mica mangiarlo a morsi…

Passo dal Guitar Center a provare il wha-wha (Cry Baby 535) con un bellissimo Sting Ray color legno. Mi diverto ma c’è la filodiffusione a palla e non sai mai se sei tu a suonare o il bassista dei Nirvana.

Cerco la subway dento il centro commerciale e interseco una gelateria piena di gente. Qui il freddo non lo sentono. Sei in giro sotto la neve, infreddolito, entri in un posto qualunque per riscaldarti e cosa ti danno? senza neanche chiederla, attenzione! ti portano l’acqua col ghiaccio, che a berla ti viene un colpo! anzi ti viene un colpo solo a vederla!!

Treno direzione Manhattan (non dite mai MANATTAN non vi capiranno, si dice MAHA(N) con la N appena appena visibile). Ho fame. Inizio a camminare verso il jazz club di turno con l’occhio attento al food. Nevica. Una di quelle nevi belle. Fiocconi grandi che galleggiano nell’aria e non vogliono toccare terra per non autodistruggersi. Una ragazza cammina accanto a me e la sorpendo mentre tira fuori tutta la lingua per farsi solleticare dai fiocchi. Mi guarda. Le sorrido. E’ un po’ imbarazzata ma contenta. Continua a camminare.

Sono in una zona downtown che non avevo ancora esplorato, Tribeca, dalle parti del Holland Tunnel (che porta nel New Jersey). Dopo un po’ di cammino trovo sia il club sia un posto dove mangiare. Cody’s Grill & Bar. Su questa strada (Hudson St.) non ci sono negozi per cui turisti non se ne vedono (a parte una zoccola che mi attraversa il marciapiede ad un metro di distanza e si infila in un cantiere ma, a pensarci bene, il topo di certo è il meno turista di tutti!!). Da Cody’s ci sono poche persone e sembrano tutti a loro agio, clienti abituali. Ci sono due schermi, uno trasmette hockey e l’altro NBA. Il match è praticamente un derby tra New York Knicks e New Jersey Nets (quelli che sono stati acquistati da un nuovo proprietario il quale vuole trasferirli a Brooklyn e ha commissionato la nuova Arena – prevista ad uno sputo da questo tavolino dove è poggiato il mio laptop). A proposito, ieri hanno annunciato che l’arena verrà sponsorizzata per 20 anni dal famoso gruppo bancario inglese Barclays e si chiamerà Barclays Center. Guardate che figata il progetto di Gehry: www.barclayscenter.com   Intanto il signore sulla sessantina con baffo bianco, che chiamerò Cody, mi porta il menu. Consulto e scelgo delle cosce di pollo fritte con patate dolci, le patate americane un po’ rossastre… Il piatto arriva ad una velocità impressionante, del tipo “ti stavamo aspettando”. Me lo mangio con gusto. Un vero piatto americano. Mentre la partita prende ritmo, NY parte bene ma NJ li riprende e li supera, sono + forti. Tiferò NJ. Anzi… Brooklyn Nets!! Pensiero: Danny è del NJ e si è trasferito a Brooklyn, stessa sorte della squadra… tiferà anche lui Nets… Finisco di mangiare. Cody mi chiede se voglio altro e io rispondo gentilmente che sono ok e chiedo se posso guardare ancora un po’ di match. Finisce il secondo tempo, mi alzo, pago, lascio la mancia a Cody e vado al Jazz Gallery a sentire Mike Moreno Quintet con il mio amico John Ellis al sax. John mi dice che questo posto è il suo preferito perchè non si mangia e non si beve. Si ascolta la musica e basta. Il concerto non mi entusiasma. Comunque alla fine del set mi alzo e vado via, direzione 55 Bar per il concerto di Donny McCaslin.

E’ pieno e non si può entrare ma il tipo alla porta mi riconosce e dice “I know you are always in the guest list”… mi dice che posso entrare e stare in fondo vicino ai bagni finchè non si svuota un po’. No problem. Ne approfitto per attaccare un adesivo Jazzos.com nel bagno dei maschi. Alla batteria c’è Antonio Sanchez. Ragazzi. Anche se non ve ne frega un cazzo del jazz o della musica in generale… se foste stati lì ieri… occhi puntati su Antonio e godimento puro. Sapete quella sensazione che tutti i bambini hanno e dicono a mamma “voglio suonare la batteria”… c’è qualcosa di primordiale… penso anche al legame che hanno le tribù africane con la percussione… Antonio, per intenderci, è il batterista del Pat Metheny Group, quindi attualmente è il batterista più conosciuto e seguito/studiato al mondo. E’ messicano. L’anno scorso Cuong Vu me lo ha presentato nel backstage di Metheny a Bari, ma figurati se si ricorda con tutte le persone che conoscono durante un tour mondiale di centinaia di date. Tra il pubblico scorgo Cecil Taylor. Una specie di mito. Uno che fa 2-3 concerti l’anno pagati migliaia di dollari e solo se decide di farli. Figuriamoci vederlo qui in questo bar piccolissimo seduto su uno sgabello del bancone ad ascoltare una musica PROFONDAMENTE diversa da quello che lui suona, ovvero musica concettuale più vicina alla musica colta che al jazz ormai… Vedo anche la proprietaria del 55, una signora anziana di nome Queva Luz, un mito da queste parti. E la cosa è del tutto sorprendente visto che soffre di cancro da agosto ed è stata la sua prima uscita in pubblico da allora. Concerto bellissimo, vedo anche il secondo set. Prendo una birra all’intervallo. Mi costa 8 dollari, quasi il doppio del Copa, e capisco perke ne sto bevendo poca e sono costretto a bere acqua ghiacciata. Saluto Donny e Dave e vado a prendere il treno. Scendo ad Atlantic Av. direzione casa ma prima entro in un Dunkin Donuts e prendo un “chocolate glaced”, ovvero una ciambella al cioccolato glassata. Un’altra cosa bella di qui. Sono le due di notte e posso comprare quello che voglio. Torno a casa soddisfatto!!

Bridge, subway, Mi Yun

venerdì, gennaio 19th, 2007

Ieri sveglia e poi dritto a Manhattan con intenzioni serie di fare shopping.

Per non fare l’abitudinario ho evitato di prendere il treno 2 (rossa) e sono andato sulla 7th Av. a prendere il B (arancio) anche perke, a differenza dell’altro, questo passa da un ponte (il Manhattan Bridge, poco distante dal mitico ponte di Brooklyn, quello delle gomme da masticare, che abbiamo conosciuto prima ancora di andare a scuola! uno dei primi miti americani che ci sono stati inculcati, o dovrei dire inculati?) e vedi lo skyline, l’effetto che fanno i grattacieli lanciati verso il cielo…

Prima di uscire mi sono armato della mia vecchia Olympus OM1, una di quelle macchine fotografiche che fanno CLICK, quello vero… una di quelle che funzionano ancora con la obsoleta pellicola. Dentro c’è una Sensia per diapositive con l’intenzione di svilupparla C41 e ottenere un po’ di saturazione e colori falsati, un po’ effetto LOMO. Scendo a Broadway (abbastanza a sud) e mi accorgo subito di aver fatto una cazzata, di aver portato il peso inutilmente perke il sole non c’è… anzi c’è acqua-neve e, a tratti, neve. Per lo più è pioggerellina sottile di quelle che scassano il cazzo, diciamolo pure… va…

Comunque, vado a zonzo alla ricerca di uno zainetto o tracolla… In questa zona ci sono dei bei negozi… Perlustro fino alla 18th, un sacco di strada… Con annessa pausa ad Academy. Non me lo ricordavo più, ma era ed è ancora il mio negozio preferito di CD. Un sacco di roba a prezzi bassissimi. Ho trovato finanche 2 CD con Danny alla batteria che mi mancavano… Stanco morto, dopo oltre 3 ore di cammino, ripasso da un negozio per comprare una tracolla che mi era piaciuta al primo passaggio. Solo 19 dollari (ci sono i saldi). Torno a Brooklyn con il Q (giallo).

Devo dire che la subway NYese non è il massimo. Come organizzazione intendo… Ci vuole un’intelligenza superiore per capirla bene. Non so, sarà che sono abituato a quella londinese che è decisamente meglio organizzata… Qui ci sono linee che hanno lo stesso nome o lo stesso colore ma fanno giri diversi e devi sempre stare attento a non confonderti… Poi ci sono treni che di notte cambiano nome. Altri che non fanno tutte le fermate (Express) ma non sempre è chiaro se sei su un Local o su un Express…

Vicino l’ingresso di Ohad vedo una ragazza orientale con un sacco di roba in mano. E’ certamente Mi Yun. La chiamo. “Marco??”… sorrisi e abbracci. Era il pezzo che mi mancava del circolo di Danny… il pezzo + importante! L’ho aiutata a trasportare l’aspirapolvere da casa di Ohad a casa di Danny. Poi sono andato da Ohad, ho giocato un po’ con i bambini, abbiamo cenato (un ottimo spezzatino di carne! con bis!) e poi abbiamo visto l’NBA. Miami contro Indiana e Dallas contro LA Lakers. Poi a nanna sul suo divano per via dello scaso…

Ci siamo svegliati alle 7 e mezzo con la neve fuori e i bambini erano contentissimi. Hanno calzato stivali e sono usciti sul backyard.

Sono tornato a casa di Danny verso le 9 e la casa era tutta rimessa a posto. Mi Yun deve aver passato le ore a pulire… La porterò a cena fuori con Ohad & family!

Brooklyn

mercoledì, gennaio 17th, 2007

Ho fatto una bella camminata per quella che credo venga chiamata Downtown Brooklyn. Atlantic Av. Flatbush Av. 5th Av. e 7th Av. Sono passato davanti al mall che è qui a due passi e ho scoperto che c’è un negozio enorme di strumenti musicali chiamato Guitar Center. Ho parlato con un commesso e mi ha detto che posso provare i bassi e gli effetti quando voglio… tornerò presto a giocare con qualche wha-wha… Ho visto la zona in cui Frank O. Gahry costruirà il mega stadio per la squadra di basket (attualmente New Jersey Nets http://en.wikipedia.org/wiki/New_Jersey_Nets#Planned_relocation_to_Brooklyn). E’ proprio alla fine di Vanderbilt Av. Mentre all’inizio, vicino al Grand Army Plaza, c’è un palazzo che sta costruendo Richard Meier. Gahry e Meier sono due tra i più importanti architetti viventi al mondo. Almeno così dice mio fratello…


Mi sento già della zona tanto che, passeggiando, ho trovato una felpa verde con la scritta Brooklyn ai saldi e l’ho presa per solo 29 dollari (circa 21 euro). Farò un figurone al copa, vedrete!! Altra spesa folle: per soli 7 dollari ho comprato un libro dal titolo assurdo “So you wanna be a rock & roll star”… si tratta della storia (vera) del batterista di una band (Semisonic) che all’improvviso sfonda e vende milioni di copie. Il sogno di ogni comune mortale???
Mi ha telefonato Mi Yun, la findanzata orientale di Danny. Ha bisogno di dormire qui domani e mi ha chiesto se posso andare da qualche altra parte. Le ho detto che potrei dormire da Ohad e lei ha provveduto a chiamarlo e prendere accordi. Quindi domani scaso per 24 ore…Stasera sono andato a sentire un paio di concerti al Barbes, un club qui a Brooklyn (per cui oggi, per la prima volta dopo diversi giorni, non sono proprio andato a Manhattan). Avevo appuntamento con due persone. Cliff, un mio cliente di Jazzos.com che fino a due anni faceva il buyer per Virgin. Buyer significa quello che decide cosa comprare e cosa no, il responsabile degli acquisti. Virgin, lo sapete no?, è una grossa catena inglese di negozi di dischi. Aldo ha studiato tutto del tipo… come si chiama? Richard Branson o qualcosa del genere… Uno degli uomini più ricchi al mondo che ora possiede aerei di linea, casa discografica (in realtà se non erro l’ha venduta la scorsa estate), bibite, e tanti altri business. Cmq, Cliff è un tipo strano e curioso, come tutti gli ascoltatori di jazz… L’altro era Marco Cappelli, chiatarrista campano che vive qui da un po’. Uno fuori di testa, che fa musica di un certo livello, in contatto con tipi stravaganti dell’avanguardia NYese. Mi ha parlato di un’idea che gli piacerebbe mettere in pratica…

Ho anche incontrato per l’ennesima volta la tipa bionda che gira con il fotografo svizzero. Ho fatto due chiacchiere, più che altro perchè ha dei begli occhi azzurri. Anche lei svizzera, di Losanna. E’ qui da quattro mesi per un corso intensivo di inglese (conferimento del TOEFL) e vorrebbe iscriversi ad una scuola di musica (canta) ad Harlem. Ma è ancora indecisa…